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L'artista della morte

L'artista della morte - Alejandro Aris, Daniela Ruggiu La trama di per se è una delle solite.
Un Buono (sempre bello, intelligente non solo nel suo campo ma con la mente aperta per tutto il resto, sempre presente nel momento del bisogno, sempre pedina all’inizio e vittima per il gran finale), un Poliziotto (non sempre utile), un Aiutante o più (intelligentissimo/i ma sempre con l’idea che il Buono sia perfetto), la Bella (normalmente la sua presenza è inutile, bellissima e che non resiste al fascino del Buono, solitamente vicina in un modo o nell’altro al Cattivo) e il Cattivo (Cattivo ovviamente, con un’intelligenza particolare, disadattato per qualche motivo, sempre propenso a dare spiegazioni alla fine, con emozioni sempre di ghiaccio tranne alla fine).
Nemmeno questa volta veniamo delusi in tal proposito!
Dott. Ken il Buono, un Chirurgo eccellente che ha praticato in Vietnam durante la guerre e che dopo essere tornato a Washington viene assegnato ad un compito minore perché anche se è bravissimo (ovviamente) deve comunque continuare gli studi ed essendo arrivato quanto i corsi erano già iniziati, dovrà prendersi un anno sabbatico dallo studio. Il Nostro eroe però viene assegnato ad una nuova iniziativa della Polizia, che prevede il suo intervento ogni volta che ce ne sarà bisogno. Qui troviamo il Poliziotto, un personaggio abbastanza inutile che però, ci accompagnerà con la sua vitalità da cadaverillo e che sarà utile in pratica solo alla fine. Con il Buono, troviamo i due Aiutanti, il giovane Dott. Simone (Italiano, bellissimo, intelligentissimo e bravissimo con le donne) che con la sua mente pronta lo aiuta a svelare dei misteri e il padre del Buono. In contemporanea abbiamo anche la Bella, infermiera bellissima che fondamentalmente non farà nulla, tranne forse portarlo direttamente nelle grinfie dell’assassino. Per ultimo ma non meno importante, c’è il Cattivo (sempre intelligente, piacente, freddo e insospettabile) o Anatomista (come viene soprannominato dal Poliziotto) che si rivelerà quando meno uno se lo aspetti (non è vero, io l’avevo capito appena l’ho visto) e che ovviamente, da bravo paladino della malvagità, si metterà poi a spiegarci perché è arrivato a fare tutto sta carneficina.
Dove sta il bello?
Lo scrittore è assolutamente accurato nelle descrizioni delle varie torture e delle varie reazioni dei pazienti (questo va oltre una buona documentazione, lui SA come bisogna muoversi). L’unica pecca, che mi ha reso più difficile la lettura, è stato che per quanto l’idea possa essere strutturata bene, in pratica manca di quell’energia che ci si aspetterebbe. Non è noioso ma nemmeno esaltante.